Il contributo di Hans Eysenck'alla nostra comprensione della personalità e dei disturbi psicologici: Un punto di vista personale

In questo articolo a tema autobiografico si dà conto di un primo test, in pazienti psichiatrici, della parte causale della teoria introversione-estraversione (I-E) di Eysenck. Su una serie di misure di laboratorio i distimici e gli isterici-psicopatici sono risultati diversi, esattamente come previsto; in particolare su un indice chiave della risposta ai farmaci depressivi, la soglia di sedazione. Tuttavia, un esame più attento ha rivelato che gli effetti osservati nei dati erano dovuti non solo a I-E, ma a un’interazione tra I-E e nevroticismo (N), vera sia nelle popolazioni normali che in quelle cliniche. Viene discusso il riconoscimento da parte di Eysenck dell’importanza di N nelle differenze di personalità, insieme al suo passaggio da un modello pavloviano a un modello più occidentale del sistema nervoso. Si nota che l’importanza di questa nuova formulazione fu superata dalla revisione della teoria sviluppata da Gray e dai suoi seguaci. La considerazione di quest’ultima ha provocato una discussione sul fatto che le teorie di questo genere siano davvero teorie del temperamento, e non della personalità in senso pieno. La successiva revisione di Eysenck della sua dimensione di psicoticismo viene quindi valutata e trovata fatalmente difettosa a causa del suo fallimento nell’incorporare le caratteristiche chiave che definiscono la psicosi. La conclusione generale raggiunta è che, nonostante le gravi carenze nei dettagli della sua teorizzazione, Eysenck ha dato importanti contributi al campo esaminato: a) sottolineando una visione dimensionale dei disturbi psicologici; b) aprendo la discussione, in un momento di grande opposizione, sulla psicosi unitaria; c) promuovendo un approccio biologico allo studio e alla spiegazione della personalità (o temperamento!).

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